A scuola risultiamo tutti assenti

Articolo di Maria Sveva Lattanzi


Nella sua raccolta Le piccole virtù, Natalia Ginzburg scrive: «Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore alla vita». Sessant’anni dopo, le parole della Ginzburg sembrano essere, forse, troppo ottimistiche. Infatti, in Italia il 46,2% degli studenti adolescenti prova ansia entrando in classe e il 37% degli studenti europei si sente sotto pressione costante: questi sono solo alcuni dei valori riportati da un articolo de Il Sole 24 Ore dell’ottobre 2025. Secondo l’OMS, inoltre, a 15 anni, il 92% dei ragazzi e il 90% delle ragazze rispondono “no” alla domanda “ti piace la scuola?” e gli studenti italiani sono tra i più stressati d’Europa.

La scuola di oggi è un paradosso: iper-tecnologica nel tracciare le competenze, ma analfabeta nel leggere il disagio. Abbiamo costruito una ‘architettura della performance’ che premia la velocità a scapito della profondità: valutazioni, prove, corsa ai crediti, programmi da finire. Il risultato? Una generazione di studenti che vive la scuola aspettando il suono della campanella come una liberazione da un sistema che li vuole performanti, ma mai davvero presenti. 

Il percorso scolastico di ogni singolo studente è oggi perfettamente tracciato: dall’11 ottobre 2023 viene sviluppata nel contesto del PNRR la piattaforma UNICA, un portale che permette di raccogliere e tracciare le competenze acquisite dallo studente nel corso del triennio; all’interno è possibile leggere titoli come “competenza alfabetica funzionale”, “competenza digitale”, “competenza multilinguistica” e molto altro. A fianco a tutto questo, appare il “Capolavoro” dello studente: un elaborato (scritto, digitale o visivo) che rappresenta l’esperienza scolastica più significativa per ogni anno del triennio. Solo dai nomi di questi servizi si può notare come la scuola sia profondamente cambiata nel corso di pochi anni: non solo si adatta alle esigenze tecnologiche, ma viene finalizzata al raggiungimento del risultato e di competenze elevate e performanti. Da quando la scuola ha smesso di essere un presidio di umanità e si è adattata così facilmente a logiche aziendalistiche?

Nel frattempo, secondo un’indagine Censis del 2024, il 49,4% degli adolescenti tra i 18 e i 25 anni vive problemi di ansia e depressione. Il tema della salute mentale giovanile diventa sempre più diffuso: nei social spopola l’hashtag #MentalHealthMatters, “la salute mentale importa” e forse la scuola dovrebbe essere un posto di accoglienza, di dialogo e condivisione. Invece, studiare diventa un peso, e talvolta si vive per sottrazione: ogni interrogazione è un’interrogazione in meno, ogni giorno di scuola avvicina il weekend e così via.

Nel 2026, in un mondo tecnocratico che sforna numeri e nozioni, le parole possono facilmente sembrare effimere e trascurabili. L’amore alla vita invece si può insegnare, e trasmettere ogni giorno.