Le madri che hanno sfidato il potere

Articolo di Paola Laviola


«Ci arrestavano costantemente. Ci picchiavano. Sguinzagliavo i cani nella piazza. Noi ci portavano dietro un giornale arrotolato per quando ci lanciavano contro i cani. Avevamo imparato a portare con noi del bicarbonato ed una bottiglia d’acqua. Per poter resistere in piazza. Tutto ciò l’ambiammo imparato lì, in quella piazza».    

Questa è una dichiarazione della storica presidente del movimento Madri Plaza de Mayo Hebe Bonafini, venuta a mancare nel 2023. Dal 1976 fino all’avvento della democrazia, le Madres occuparono Plaza de Mayo, simbolo del potere presidenziale, per portare avanti una lotta: sapere che fine avessero fatto i desaparecidos, ovvero i loro figli. I desaparecidos erano studenti, oppositori del governo o anche peronisti che venivano catturati, torturati o lanciati a vuoto nell’oceano. E mentre la giunta militare schiacciava ogni prova di tortura, le Madres si riunivano ogni giovedì dinanzi al palazzo presidenziale. Molte testimonianze riportano in luce anche i vari tentativi della polizia di reprimerle e far sì che non tornassero più in quel luogo.

Con il passar degli anni il movimento continuò a incarnare un forte senso di resistenza e memoria storica dell’Argentina. Dopo la caduta del governo di Isabel Peron seguì la dittatura del generale Videla, che diede avvio anche ad una dura repressione degli oppositori politici. 

Così, dal 1976 al 1983 l’Argentina attraversò un periodo buio: la più grande violazione dei diritti umani.  Il movimento madri Plaza de Mayo prese vita esattamente un anno dopo la presa al potere di Videla. Dinanzi a quelle numerose sparizioni, i corridoi delle caserme si riempivano di madri, mogli e nonne per denunciare la scomparsa dei figli. Non riguardava solo una madre, ma molte di loro. Così, Azucena Villaflor – iniziatrice del movimento – capì che tutte loro dovevano riunirsi per far pressione contro la giunta.  E, così, nell’aprile del 1977 iniziarono le prime ronde. Tutte loro, in quella collettività ritrovarono la forza di non arrendersi e di lottare per la verità. Erano solite a coprire durante il loro capo con un fazzoletto bianco, simbolo d’amore per i figli. 

Questa battaglia è stata indispensabile per la difesa dei diritti umani. Il movimento ha aiutato a mettere in luce le atrocità che la giunta portava avanti anche durante il mondiale del 1978, definito come il mondiale della vergogna. Dinanzi ad un evento così grande e importante, che riunivano nazioni di tutto il mondo, le loro voci denunciavano le torture e le sparizioni improvvise portarono anche ai primi processi contro i militari nel 1993. A distanza di cinquant’anni, le madri continuano ad esser un punto di riferimento. Le Madres hanno denunciato l’indifferenza da parte della politica estera; l’indifferenza di chi non voleva schierarsi contro Videla. La voce denunciava un clima di terrore e indifferenza.   Oggi, è uno tra gli eventi più tragici degli anni ’70: una ferita aperta e tante condanne mai portate al termine. Eppure, nessuno può non esser grato a loro, che hanno provato a resistere fino alla fine, per ottenere giustizia. Il messaggio di queste madri è attuale e la loro lotta si rispecchia in altre battaglie, a cui assistiamo giornalmente. Il loro messaggio si tramanda di generazione in generazione, spronando le nuove generazione a lottare per la loro libertà e per il loro futuro.