EDITORIALE N.0


Nuova Officina del Sapere. Il diritto di sbagliare, il dovere di esserci.

Creare una rivista nel 2026 è una sfida che richiede coraggio.

Gli spazi culturali si stanno restringendo, trasformandosi in fortezze chiuse: esistono molti contesti che assorbono continuamente numerosi saperi faticano a farle circolare. Esse, sono camere dell’eco nelle quali ci si riunisce, dove il confronto è attivo, ma la connessione si configura al proprio interno, spesso non raggiunge ciò che resta al di fuori di queste aree.

NOS nasce e ci teniamo a manifestare un concetto: noi non siamo un salotto, siamo un’officina. Un luogo nel quale ci si sporca le mani, dove si montano e smontano i concetti, per riutilizzarli ai fini collettivi.

NOS non nasce per colmare un vuoto. Nasce da un’urgenza.

È nostra intenzione dare spazio, voce e corpo a chi non si accontenta di restare passivo.

Intendiamo agire per indagare questa nostra realtà mutevole, leggibile attraverso il filtro di una soggettività che rischia di diventare inquinata e indecifrabile.

In questo scenario, fare rete non è uno slogan. Unire una pluralità di intenti e stimoli intellettuali è diventato uno degli ultimi atti di resistenza possibili. È l’unico modo per non disperdere quell’infinità di emozioni che somatizziamo e che non riusciamo più a esternare.

A maggior ragione, ancor più di prima, sentiamo il dovere di essere presenti, per combattere il passivismo che anestetizza il nostro tempo. Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione tra le persone è ridotta ai minimi termini, svuotata di quel senso necessario per alimentare il pensiero e la partecipazione. Noi intendiamo recuperare tale profondità e restituire valore al confronto, per metterci in gioco senza riserve, rifiutando l’omologazione di chi ci vorrebbe dormienti.

Come lo faremo? Attraverso due orizzonti precisi, due polmoni che permetteranno a NOS di respirare: l’orizzonte politico-sociale e quello artistico-letterario.

Affronteremo il primo polo con decisione. Lo diciamo subito, a scanso di equivoci: ci presentiamo come una rivista schierata. Non per cieca ideologia, ma per la volontà di intromettersi nel dibattito, di prendere posizione, di non restare in superficie.

Il secondo, quello artistico-letterario, sarà il nostro spazio di visione, divulgazione e di sperimentazione. Non ci interessa l’arte come decorazione, né la letteratura come pura evasione consolatoria. Ci interessano i linguaggi che sanno tagliare la superficie per cercare una forma di Bellezza che non sia estetica, ma etica: quella Bellezza che resiste al degrado e ci salva dall’indifferenza.

Consideriamo l’espressione artistica come l’unico sismografo capace di registrare le scosse invisibili della società prima ancora che diventino terremoti. Per questo, attraverso i nostri mezzi, la cultura non sarà un esercizio di stile per pochi, ma una lente d’ingrandimento per decifrare la complessità umana. Cerchiamo storie che abbiano l’urgenza di essere scritte, non solo vendute; cerchiamo visioni che non abbiano paura di essere scomode.

Non avvertiamo il bisogno di diventare universali.

Sappiamo che è impossibile piacere a tutti, e forse non è nemmeno utile.

Abbiamo un percorso lunghissimo davanti a noi, e una richiesta da farvi: consentiteci di sbagliare.

Per noi è necessario. Non si diventa grandi in un giorno: la crescita richiede tempo, pazienza e il coraggio di inciampare.

Errare è e sarà la nostra prerogativa, un diritto che ci siamo guadagnati attraverso le nostre esperienze e il lavoro effettuato per arrivare qui.

Noi non temiamo l’imperfezione, temiamo l’immobilità.

A guidarci non è l’ambizione sterile, ma il desiderio bruciante di partecipare al dibattito culturale senza filtri. Crediamo con convinzione che il Sapere debba essere circolare, non limitato a pochi eletti. L’esibizionismo dai contorni accademici non ci appartiene.

La cultura non deve essere trattata soltanto negli spazi di piena legittimazione, tra cattedre e salotti, ma deve materializzarsi attraverso il contatto con la realtà. Deve toccare ciò che è rimasto inalterato nel tempo, trattando la conoscenza come una risorsa da tutelare: non qualcosa da mettere sotto teca per preservarla, bensì da usare, sporcare, trattare e rinnovare.

Se volete accompagnarci in questo nostro nuovo percorso, non restate sulla soglia: entrate, rimboccatevi le maniche e preparatevi a sporcarvi le mani insieme a noi.

Benvenuti in NOS