De Beauvoir e la condizione femminile

Articolo di Paola Laviola


«On ne naît pas femme, on le devient» è una delle frasi più celebri del femminismo, tratta dal celebre libro di Simone de Beauvoir «Il secondo sesso», pubblicato nel 1948. L’opera propone al lettore un viaggio interdisciplinare sulla condizione della donna.

Originaria della Parigi del Novecento, coltiva il sogno di diventare insegnante. Per questa ragione, si iscrive alla Sorbonne in Lettere e Filosofia, e dopo qualche anno ottiene l’idoneità all’insegnamento. De Beauvoir affida alla scrittura non solo la funzionalità autobiografica, ma anche quella analitica. Nel 1947 parte per un breve soggiorno negli Stati Uniti e al suo rientro si dedica alla stesura de Il secondo sesso, raggruppando temi che spaziano dalla biologia alla filosofia, dalla storia alla letteratura. La pubblicazione solleva accese polemiche sia all’interno dell’opinione pubblica che nella chiesa cattolica. La chiesa non perde tempo a definire tesi della De Beauvoir pericolose, giacché l’autrice mette in discussione il matrimonio e affronta il tema della maternità

La costruzione dell’opera gira attorno ad un quesito: perché la donna è sempre stata considerata come Altro e mai come soggetto autonomo? Per secoli la donna è sempre stata considerata come l’altro e mai in quanto soggetto autonomo. La narrazione, circa la subordinazione della donna, si è dilungata per secoli, invadendo ogni angolo della società: cultura, scienza e arte. Nella prima parte dello scritto De Beauvoir si sofferma sulla nascita del mito della subordinazione della donna, che ha trovato spazio nelle tesi di Aristotele e Ippocrate, i quali hanno esercitato una forte influenza nel mondo occidentale. Aristotele affermava che la donna era un principio passivo, mentre l’uomo era attivo. Per Ippocrate la donna era fin troppo debole: idee che si diffusero rapidamente, consolidando la sottomissione della donna. A ciò segue un’analisi nel campo filosofico lasciando spazio ad una critica alle tesi di Hegel e di Marx. Né la teoria hegeliana né le tesi di Marx hanno lasciato spazio alla liberazione delle donne. Marx parlava di alienazione del soggetto, una teoria incompleta secondo De Beauvoir, poiché i soggetti alienati marginalizzati dalla società erano anche le donne. Mentre Hegel, nella teoria del servo e del padrone, non aveva incluso la conquista dell’indipendenza anche da parte della donna. Per questa ragione, le loro teorie sono incomplete.  

Ma cosa significa liberare davvero la donna da tal condizione? Per poter sradicare l’immagine di subordinazione e inferiorità, De Beauvoir suggerisce una rilettura dei miti e della letteratura, con una lente che riconosca la donna come soggetto autonomo. Il mito di Adamo ed Eva è l’esempio più noto. Dopo aver creato l’universo, Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza. Adamo abitava solo nell’Eden, per questo Dio decise di dar vita ad una nuova creatura: la donna. Adamo cadde in un sonno profondo e dalla costola nacque “la compagna dell’uomo”. Eppure, un giorno Eva morde il frutto proibito e entrambi cadono fuori dall’Eden. Eva ha peccato, per questa ragione Dio punirà per sempre la donna. Eva è nata come compagna dell’uomo ed è diventata portatrice del male. Un mito che è servito, per secoli, a giustificare l’immagine della donna come portatrice del male. L’analisi nelle prospettive filosofiche e storiche guida ad una importante presa di coscienza e guidano la donna ad una affermazione di sé in quanto soggetto autonomo, e non superiore. 

Ma – a distanza di anni dall’uscita de Il Secondo Sesso – l’emancipazione è davvero compiuta?  

L’emancipazione di cui parlava Simone De Beauvoir si verifica con importanti trasformazioni delle strutture culturali, lavorative ed economiche, che garantiscono alle donne un ruolo attivo e maggiore indipendenza. Si tratta di processi interconnessi tra loro. Questa è la lotta del femminismo, che riguarda anche l’uomo. Quando si pensa al femminismo, molti temono una guerra tra sessi, ma così non è.

De Beauvoir rimarca il significato del femminismo: una causa comune per l’uomo e per la donna. Secondo la filosofa, gli uomini riusciranno a vivere in un mondo più equo, nel momento in cui anche le donne avranno uno status più equo. Molti temono il femminismo e pensano che questo possa privar loro qualcosa, ma non è così. Esso può condurre all’immaginario di una società equa.  

Nel secolo precedente sono state ottenute tante conquiste: dalla possibilità di votare a quella di essere elette; l’ingresso in magistratura; l’accesso a maggiori campi dell’istruzione e anche al lavoro. Tali conquiste hanno visto la donna partecipe alla vita politica del paese e non più come soggetto dipendente. Eppure, a distanza di anni dall’uscita de Il secondo sesso seguono ancora diverse problematiche. Al di là delle conquiste ottenute, ogni giorno la donna continua ad essere identificata come “altro” nei campi culturali, politici e sociali, specialmente nello scenario geopolitico – in cui prevale una maggiore presenza di leader uomini.  Quotidianamente, la donna continua ad essere bersaglio di critiche sul suo operato, sul suo pensiero e sul posto che occupa nella società. Una discriminazione che si manifesta tramite l’uso di un linguaggio offensivo, che spesso ha come obiettivo l’estetica delle donne; si manifesta tramite l’esclusione delle donne all’interno di importanti negoziati per la pace e infine con una stagnazione del salario. Dietro questa discriminazione si celano ancora tanti pregiudizi su cosa una donna possa fare o meno.   

Dal 1948 a oggi, tante sono state le conquiste, eppure, ad oggi è legittimo domandarsi: l’emancipazione è davvero compiuta?