EDITORIALE N.3: Il nostro NO a difesa degli equilibri democratici

Editoriale di Christian Gargiulo


L’attuale stagione politica ci spinge a esercitare il nostro impegno con maggiore fermezza,
moltiplicando gli sforzi fisici e intellettuali per arginare la deriva prospettata dall’attuale compagine al potere. Il governo Meloni, potenzialmente, potrebbe essere l’esecutivo più longevo della storia della Repubblica italiana. Questa prospettiva non deve spingerci a mettere in dubbio la legittimità elettorale, né il valore, garantito dalla nostra Costituzione, della stabilità governativa. La questione si pone, piuttosto, nel momento in cui tale maggioranza rischia di mettere a repentaglio una serie di
equilibri che investono tutti i poteri del nostro Stato: la prossima chiamata alle urne – in occasione del referendum – e l’intero progetto politico della destra parlamentare sono oggetto di preoccupazioni da non sottovalutare, poiché fortemente collegati tra loro.


Il referendum è tra le forme più alte di partecipazione decisionale in dote alla cittadinanza italiana, e la nostra responsabilità non può essere attivata a fasi alterne. Basti ricordare l’atteggiamento tenuto
di fronte alle recenti campagne referendarie abrogative – le quattro sui diritti dei lavoratori e quella sulla cittadinanza -, in cui le più alte cariche del governo hanno impostato la propria comunicazione per affossare i quesiti, invitando implicitamente o esplicitamente i cittadini a disertare le urne. Il fatto che i nostri rappresentanti invitino i cittadini a non esercitare un proprio diritto è aberrante.
Allo stesso modo, è mortificante la scelta di non agevolare il voto degli studenti e dei lavoratori
fuorisede, escludendo di fatto dalla partecipazione democratica quasi cinque milioni di cittadini, forse per il timore di rilevazioni sondaggistiche a loro sfavorevoli. Gli strumenti democratici non dovrebbero mai essere rivendicati in base alle convenienze del momento: bisognerebbe sempre educare la cittadinanza a esercitare i propri diritti sanciti dalla Costituzione.


Siccome per questo referendum costituzionale non è previsto il quorum, è doveroso mobilitarsi
ancor più di prima. Dobbiamo informare i potenziali elettori sull’importanza della loro scelta: in caso di vittoria del SÌ, si porrebbe un ulteriore mattone per la realizzazione di un progetto politico allarmante.


Con questo editoriale non entro nel merito tecnico del quesito, poiché ne stiamo parlando e
continueremo a farlo nei prossimi giorni con i nostri articoli e interviste. Vorrei invece soffermarmi su quanto sia urgente rilevare la deriva che sta prendendo il Paese, segnata da gravi e continue contraddizioni.


Riporto soltanto un esempio recente: gli avvenimenti legati alle manifestazioni di Torino. La presidente del Consiglio Meloni – e altri esponenti dell’esecutivo -, immediatamente dopo la circolazione delle immagini circa il pestaggio di un poliziotto, rilascia dichiarazioni pubbliche volte a pressare i giudici affinché convalidassero gli arresti e applicassero il carcere ancor prima di un consueto accertamento processuale, facendo implicitamente intendere l’esistenza di una
magistratura tollerante verso i delinquenti. Al contempo, a parti inverse, non notiamo alcuna
dichiarazione di solidarietà nei confronti di chi ha ricevuto lo stesso trattamento a parti inverse. Si tratta di una vera e propria invasione di campo – per giunta di parte -, la cui azione non dovrebbe certamente esser prerogativa di una presidente del Consiglio. Non è normale accusare la magistratura di essere succube di correnti ideologiche pronte a invadere la sfera politica, quando le continue esternazioni dei membri dell’esecutivo dimostrano l’esatto opposto. Oggi è la politica di governo che tenta di piegare la giustizia, non il contrario.


Noi di NOS ci siamo espressi per il NO in maniera convinta. Dobbiamo responsabilizzarci e
dimostrare all’attuale esecutivo che la politica non può essere un mezzo per blindare il proprio
potere attraverso continue forzature. Il referendum, del resto, è solo il primo di alcuni passaggi in programma.


Proprio in queste settimane, infatti, è stata depositata la proposta di legge elettorale della destra, già soprannominata Stabilicum, destinata a sostituire il Rosatellum. Si tratta di un sistema chiuso, volto a mortificare ulteriormente l’indicazione popolare. L’obiettivo evidente è garantirsi un numero sproporzionato di seggi aggiuntivi tramite un maxi-premio di maggioranza: una formula che,
secondo diversi costituzionalisti, rischia la bocciatura della Corte Costituzionale per palese
violazione del principio di rappresentatività.


Ne parleremo a fondo nelle prossime settimane, ma è necessario fin da ora unire i punti e
comprendere come questi passaggi troveranno il loro compimento finale con il futuro tentativo di attuazione del premierato: è tutto estremamente collegato, per quanto non risulti esser all’apparenza consequenziale.


È il momento di unire le forze e lanciare un messaggio netto: la volontà popolare deve tornare a essere la loro prima preoccupazione. Se non fosse per la nostra Costituzione, loro non avrebbero mai acconsentito a far esprimere i cittadini su questa riforma. Lo stanno facendo ora che si sentono all’apice del consenso e perché non possono modificare la carta costituzionale con la sola maggioranza parlamentare. È una partita decisiva per le sorti future del Paese.


Noi ci siamo schierati, e l’invito al voto – a prescindere da chi o cosa si parteggi – deve essere univoco. Al netto del risultato che al momento non possiamo certamente prevedere, ci sentiamo in dovere di dimostrare l’esistenza di una fetta di Paese pronta a mobilitarsi per impedire derive di dubbia democraticità. L’esito è incerto, ma noi non resteremo passivi ad assistere alla ratifica di decisioni calate dall’alto. Noi ci siamo, e barreremo con piena convinzione, in data 22 e 23 marzo, la casella del NO.