Articolo di Sabrina Gaudiano

Mentre l’Italia si volta di spalle, senza pensare alle reali emergenze che colpiscono il territorio, c’è chi davvero soffre perché viene colpito senza un’efficace strategia di prevenzione: il ciclone Harry, una tragedia che ha devastato quasi un intero meridione.
Secondo i primi conti ufficiali, i danni causati dal ciclone nell’Isola superano il miliardo di euro, tra infrastrutture distrutte, attività produttive compromesse, porti e coste devastate. Le raffiche di vento hanno raggiunto punte superiori a 100-150 km/h, mentre le onde del mare, spinte dal vento, hanno cancellato interi tratti di lungomare, sradicato pontili e annientato stabilimenti balneari.
A Niscemi, nel Catanese, uno smottamento enorme ha aperto una voragine di quasi 4 chilometri, costringendo all’evacuazione oltre 1.500 persone e trasformando colline un tempo tranquille in scenari instabili e pericolosi.
Tra gli interventi a caldo sulla situazione, il sindaco di Misterbianco, Marco Corsaro, ha parlato di “duramente provati”: “La tempesta Harry ha inferto un colpo durissimo a interi Comuni costieri e all’agricoltura. Siamo davanti a una vera e propria calamità nazionale.” Anche Cateno De Luca, sindaco di Taormina, una delle località turistiche più colpite, ha lanciato un appello dopo aver visto le conseguenze sulle strutture ricettive e sulle infrastrutture: servono azioni urgenti per non lasciare il territorio in ginocchio. A Palermo, le dichiarazioni del presidente della Regione Renato Schifani sono state nette: “È cambiato qualcosa. Passiamo dagli incendi estivi ai cicloni. Il sistema di allerta ha funzionato, ma la potenza di questo evento è stata immane.”
Continua, dicendo: “Nel corso della riunione ho posto un tema che ritengo quanto mai urgente – ha aggiunto il presidente Schifani – ovvero rivalutare una politica di tutela delle fasce costiere alla luce dei cambiamenti climatici. Come nel caso di altri fenomeni naturali violenti come gli incendi, è necessario pianificare in maniera precisa e concreta una difesa dei Comuni costieri che possono essere colpiti da fortissime mareggiate. È cambiato l’ecosistema ed è un nostro obbligo, come istituzioni, quello di adeguarci e potenziare la prevenzione”.
Il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per la Sicilia, la Calabria e la Sardegna e ha stanziato un primo pacchetto di 100 milioni di euro per interventi urgenti. Tuttavia, questa cifra, divisa tra le tre regioni, è stata giudicata CHIARAMENTE insufficiente da molti amministratori locali e esponenti politici. Alle critiche si è unito anche il segretario regionale del PD, Anthony Barbagallo, definendo il finanziamento “elemosina” rispetto alla gravità dei danni stimati sull’Isola. In Sicilia, l’Assemblea regionale ha inoltre approvato un primo pacchetto di aiuti da circa 40,8 milioni di euro, tra sospensioni di canoni demaniali e misure di sostegno alle imprese.
Nel frattempo, mentre la Sicilia fatica a ripartire, nuove perturbazioni, come il ciclone Ulrike, si abbattono sul Sud Italia, complicando ulteriormente la situazione e mantenendo alta l’allerta meteo.
La vulcanica natura del ciclone harry ha messo in luce non solo la fragilità di infrastrutture e territori, ma anche le criticità nelle risposte istituzionali e nei tempi di intervento. sindaci, cittadini e operatori economici si trovano ora a fare i conti con una devastazione che non sarà semplice, né veloce da sanare. ma quanto altro ancora bisogna aspettare, mentre il meridione grida aiuto e l’Italia si volta di spalle?