«ITALIA»: la storia della prima moneta che pronunciò il nostro nome


Cosa spinse gli uomini a incidere per la prima volta la parola ‘ITALIA’ su una moneta? La risposta va ricercata in una delle guerre intestine più sanguinose avvenute durante la Repubblica Romana: la Guerra Sociale. 

Questo feroce conflitto, esploso tra il 91 e l’89 a.C., vide la sua natura magistralmente rappresentata nelle monete coniate da coloro che osarono affrontare Roma dopo anni di richieste inascoltate. La rabbia degli alleati era fondata: i popoli della penisola, stanchi di versare il proprio sangue per la gloria dell’Urbe, senza ricevere nulla in cambio, sentivano che i tempi erano maturi per un mutamento radicale. Pretendevano gli stessi diritti civili dei cittadini romani.

La rivolta non nasceva dal basso come moto disordinato delle masse, ma era un’operazione guidata dai principes, le élite aristocratiche di Sanniti, Marsi e Piceni. Questi uomini erano ricchi, colti, bilingui e da generazioni combattevano nelle legioni, contribuendo in modo decisivo all’espansione dell’Impero. La loro richiesta era chiara: ottenere il consortium imperii, cioè la piena condivisione del comando e la cittadinanza. 

L’equilibrio si ruppe con l’assassinio del tribuno Marco Livio Druso, l’ultimo riformatore che tentò la via istituzionale per concedere i diritti tanto attesi dai popoli italici. La risposta fu immediata: venne eretto un vero e proprio antistato speculare a quello romano. Prima Corfinium e poi Isernia vennero scelte come capitali di una lega libera; venne allestito un esercito diviso in legioni e venne perfino costituito un senato composto da cinquecento membri e retto da due consoli.

Tali scelte rendevano manifesto che gli oppositori di Roma erano popoli ormai pienamente integrati nel tessuto sociale dell’Urbe, e che guardavano alle sue istituzioni con profondo rispetto. Questo è evidente se si analizza un denario* in argento coniato in quegli anni dalla Lega (Foto 1). La moneta raffigura il capo laureato dell’Italia rivolto a destra nel Dritto, mentre al Rovescio la Vittoria alata, nell’atto di incoronare l’Italia elmata seduta su una pila di scudi. È importante sottolineare che all’esergo si trovi la prima testimonianza epigrafica del termine ‘ITALIA’. 

Attraverso questa emissione monetale, i ribelli comunicavano che non si sarebbero fermati finché la vittoria non avesse coperto col suo velo chiunque puntasse a non sentirsi più un cittadino di seconda classe. Tuttavia, questa determinazione quasi diplomatica era solo un riflesso di un caleidoscopio ideologico ben più aggressivo. La minaccia si faceva esplicita nel famoso denario con il Toro che atterra ed incorna la Lupa: il segnale chiaro che gli alleati non sarebbero indietreggiati di fronte a nulla pur di raggiungere i propri obiettivi.

Per Roma non fu semplice piegare i rivoltosi che, anzi, seppero infliggergli pesanti sconfitte in battaglia. Gli alleati alla fine ottennero ciò a cui aspiravano: la Lex Iulia, la Lex Plautia Papiria e, per ultima, la Lex Pompeia estesero la cittadinanza prima alle colonie latine e agli italici che si fossero arresi, per poi allargarla nell’89 a tutti i popoli posti al di sotto e al di sopra del fiume Po.

I denari della Lega Italica furono uno degli strumenti di propaganda che permisero di vincere la lotta per i diritti civili. Queste monete dimostrano che l’identità italiana non è nata da una lenta evoluzione culturale ma da una violenta reazione politica all’esclusione perpetrata dai Romani. I ‘tori’ italici dovettero minacciare di morte la ‘lupa’ romana per farsi riconoscere finalmente come legittimi interlocutori sul piano politico, fissando anche, e finalmente, nell’argento l’ideale politico dell’ITALIA.

*Denario è il nome della piccola moneta in argento del valore di dieci assi introdotta nella monetazione romana repubblicana durante la seconda guerra punica.