La Rai nelle mani dei partiti: lo stop a Report diventa uno scherno social

Articolo di Anna Menale


Victoria, la protagonista di Orso Bianco, episodio di Black Mirror, si risveglia senza memoria in un mondo che sembra esser diventato un film horror. Mentre dei cacciatori mascherati tentano di ucciderla, le persone che la circondano si trasformano in spettatori complici: nessuno muove un dito per aiutarla, sono tutti impegnati a riprendere la scena con il cellulare. 

Solo alla fine si scopre la verità: siamo all’interno di un macabro parco a tema. La vita di questa donna è stata trasformata in una messinscena quotidiana, un gigantesco Truman Show punitivo, dove la realtà viene interamente riscritta e data in pasto a un pubblico.

Non siamo ancora a quel livello di distopia, fortunatamente. Ma quanto sta accadendo in queste settimane attorno alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai offre spunti di riflessione sul modo in cui la politica intende la gestione della realtà e dell’informazione pubblica.  

All’inizio di luglio, l’organismo bicamerale che per legge deve garantire il pluralismo e l’indipendenza della Tv di Stato si è letteralmente azzerato. Prima i 16 parlamentari delle opposizioni, guidati dalla presidente Barbara Floridia, e poi, a ruota, i membri della maggioranza di centrodestra, hanno rassegnato in blocco le proprie dimissioni. Un fatto senza precedenti.

Le parole con cui Barbara Floridia ha rassegnato le sue dimissioni non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche: «È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito», ha spiegato.

Per quasi due anni, le forze che sostengono il governo hanno deliberatamente bloccato i lavori ordinari della Commissione. Il motivo? Un puro ricatto politico: le opposizioni non si sono piegate a votare Simona Agnes, la candidata della maggioranza alla presidenza della Rai, per la quale serve la maggioranza qualificata dei due terzi.

Per evitare che il nome della Agnes venisse bocciato nel segreto dell’urna, il centrodestra ha preferito far saltare il banco, disertando sistematicamente le convocazioni e paralizzando l’organo di garanzia. «Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa», ha aggiunto Floridia.

La presidente riporta una situazione mai vista nella storia del nostro paese, considerando che In Italia, nonostante l’avvento dei social e del web, la televisione è ancora il mezzo principale attraverso cui la stragrande maggioranza della popolazione si informa. È lo strumento che definisce il dibattito pubblico: proprio per questo motivo, non è possibile che la Rai rinneghi la sua natura di servizio pubblico per ridursi a megafono privato del governo di turno.   

Innanzitutto perché appartiene allo Stato, cioè ai cittadini che la finanziano con il canone, non alla maggioranza che ha vinto le ultime elezioni. E privare i cittadini di un’informazione terza e plurale significa, di fatto, impoverire la loro capacità di giudizio e minare alla radice il pensiero critico, unico vero scudo a difesa della libertà di opinione in una democrazia sana. 

A tutta questa complessa vicenda istituzionale si aggiunge, in queste ore, un altro avvenimento su cui è importante riflettere: quanto accaduto attorno alla figura di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e la decisione dei vertici Rai di sospendere le repliche estive del programma d’inchiesta di Rai 3. 

Si tratta di una vicenda segnata da un attentato contro il giornalista, che vede oggi tra gli indagati come presunto mandante la figura di Valter Lavitola. Ovviamente, non spetta a noi formulare giudizi o trarre conclusioni: sarà la magistratura a dover indagare a fondo. 

Tuttavia, c’è un elemento di natura prettamente politica che non può passare inosservato. Subito dopo l’annuncio della sospensione delle puntate di Report, sul profilo Instagram ufficiale di Fratelli d’Italia è comparso un post dal tono dichiaratamente provocatorio. Accanto a una grafica del programma, la didascalia: «Report non va in vacanza ogni domenica su Rai 3. E invece sì»

È un fatto che si commenta da sé: l’account ufficiale del principale partito di governo del nostro Paese sceglie di ironizzare sulla chiusura temporanea di un programma di giornalismo d’inchiesta, il cui conduttore vive sotto scorta e ha subito un attentato.