Monopolio mediatico e cittadinanza critica: la lezione di Hazbin Hotel

Articolo di Francesca Francucci


Cosa accade quando il mondo dell’informazione viene monopolizzato? Quali sono i rischi di un’industria dell’infotainment della quale talvolta non è possibile verificare le fonti? Come possiamo difenderci oggi dalla manipolazione delle informazioni?

È di recente pubblicazione su Prime Video la seconda stagione della serie-musical Hazbin Hotel, ambientata in un aldilà che riesce in qualche modo a conservare la complessità del mondo reale. Tra i personaggi principali della serie figura Vox, demone della televisione, che offre lo spunto per riflettere sul tema dell’informazione nella nostra società.

L’osservatorio annuale sul sistema dell’informazione di AGCOM per il 2025 ha messo in evidenza alcune tendenze sul consumo di informazione in Italia. Innanzitutto si nota una riduzione del peso dei mezzi tradizionali (televisione, radio e quotidiani) a favore di internet. Emerge “una correlazione positiva tra il crescere dell’età e l’utilizzo della TV per informarsi”; inoltre tra tutte le fasce d’età considerate sono solo i cittadini di età superiore ai 65 anni a non ricorrere ad internet come primo strumento informativo. Ma a quale parte di internet ci si rivolge per la ricerca di notizie? Prevalentemente ai social network (per il 19,8%), seguiti a breve distanza dai motori di ricerca (17,9%). Nonostante ciò lo stesso report sottolinea come ai media tradizionali e al passaparola sia comunque attribuito un grado di fiducia maggiore rispetto ai mezzi informativi online. Allora perché parlare oggi di crisi del mondo dell’informazione?

Il problema principale è che la rete, come già detto, costituisce spesso il primo strumento informativo. E la qualità delle informazioni presenti in rete è stata spesso discussa negli ultimi tempi. La disinformazione è descritta in Treccani come “Diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte o distorte allo scopo di influenzare le azioni e le scelte di qualcuno” e secondariamente “Mancanza o scarsità d’informazioni attendibili su un determinato argomento”. La mancanza di tempo, di risorse, di educazione (anche digitale), spesso non consente agli individui di discernere tra una fonte attendibile e una fonte non attendibile, tra una notizia autentica ed una notizia manipolata. L’educazione nell’ambito digitale e dei media, meglio intesa come alfabetizzazione mediatica (o media literacy), è definita dal Regolamento UE 2024/1083 come il riuscire ad utilizzare i media in modo sicuro ed efficace, con capacità di pensiero critico adeguate all’elaborazione di giudizi e all’analisi di realtà complesse, oltre che saper distinguere tra opinioni e fatti. L’impatto della disinformazione è messo in evidenza da un secondo report di AGCOM sul monitoraggio proprio in materia di alfabetizzazione mediatica e digitale sempre relativo al 2025. Secondo quest’ultimo quasi la metà della popolazione italiana si è imbattuta spesso in contenuti di disinformazione. Per quanto il mondo social negli ultimi anni abbia subito delle regolamentazioni, la sua natura fluida e mutevole rende difficile operare efficacemente contro fake news e disinformazione.
Nel mondo di Hazbin Hotel i media sono completamente nelle mani della VoxTek, società al cui vertice è posizionato Vox, affiancato da altri due demoni, Velvette e Valentino. Mentre il primo domina i media tradizionali, Velvette ha in mano tutto il mondo dei social network e Valentino controlla l’industria pornografica. La prolungata manipolazione dell’informazione, in particolare nei primi due media, ha conseguenze importanti per le strutture del potere. Il potere esercitato in malafede nell’ambito dei mezzi di comunicazione richiede anni di progettazione e costruzione di un’immagine pubblica degna di fiducia. Il demone della televisione e il suo team di fatto arrivano a monopolizzare il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento e ogni tentativo da parte dei protagonisti di levare voci discordanti viene manipolato se non soppresso. Questo attento piano porta ad un certo punto Vox al ruolo di re di un inferno in rivolta contro il paradiso. Il demone della televisione infatti, dopo aver demolito l’immagine pubblica della principessa dell’inferno e del suo progetto umanitario attraverso una ben orchestrata macchina del fango, riesce poi a raccogliere il malcontento del popolo e a scagliarlo contro un nemico comune, il paradiso.

Il regno dei cieli è nella serie rappresentato come un corpo celeste lontano dall’inferno. È necessario precisare come sia piuttosto diverso rispetto a ciò che si potrebbe immaginare, infatti sebbene ospiti anime pie dei mortali come da tradizione cristiana, i suoi angeli sono talvolta tutto fuorché immacolati. La politica entra anche nel paradiso, che allo scopo di evitare possibili insurrezioni dell’inferno ha istituito una serie di operazioni di sterminio contro i demoni. Certamente tali trascorsi burrascosi tra le parti hanno reso facile per Vox voltare la popolazione dei dannati contro il regno dei cieli. La dinamica viene messa in evidenza anche nella scelta delle parole chiave delle due canzoni che rappresentano questo momento “Vox Populi” e “Vox Dei”, che costituiscono assieme la citazione di tradizione medievale che sta a significare come “opinioni e giudizi popolari, o comunemente accettati, devono o possono ritenersi veri e giusti” (Treccani). Il salto tra le due canzoni a livello comunicativo è grande. In “Vox Populi”, la prima canzone, Vox si rivolge agli abitanti dell’inferno per costruire la sua base di consenso, dicendo “son venuto qua per dispensare verità” si pone nella posizione di guida, emergono immagini di riscatto, si evoca una lotta che porterà ad un futuro radioso per i dannati; l’uso del noi avvicina al popolo e porta alla deposizione di Lucifero, attraverso la dimostrazione pubblica della sua debolezza. La frase “non ci serve un re, ma chi ci può comprendere” seguita da “un despota diverso e disposto a combattere” costruisce la base della legittimazione della sua presa di potere. La seconda canzone, “Vox Dei”, realizza ciò che era in potenza, rendendo maggiormente l’idea di accentramento del potere, poiché il centro è costituito da Vox e la sua ascesa, mentre i dannati sono relegati ad una posizione marginale. L’interlocutore stavolta è una delegazione del paradiso, giunta con l’obiettivo di ammettere la propria responsabilità nelle operazioni di sterminio perpetrate ai danni della popolazione dell’inferno. Il demone della televisione non si lascia sfuggire la possibilità, fomenta l’indignazione e dichiara guerra al paradiso. Il dispositivo del noi si svuota, sostituito dalla predominanza dell’io e del voi e si assiste ad una sovrapposizione Vox-Inferno: “L’inferno ha una voce da oggi in poi”, “il popolo è sveglio non più alla vostra mercè”. Con “vedrete ora che io all’inferno, cazzo, sono il re” la presa di potere è completa. La disinformazione del popolo diventa un’arma che porterà sull’orlo della distruzione l’intero aldilà. Se nella serie la crisi viene superata grazie alla collaborazione dei protagonisti, nel mondo reale quale soluzione si può trovare? Come si può proteggere il pubblico formando allo stesso tempo una cittadinanza consapevole e critica?

Sebbene con un fisiologico ritardo, le istituzioni europee ed italiane si sono dotate negli ultimi anni di una serie di leggi, provvedimenti e codici di condotta atti ad arginare le minacce della disinformazione. Il Codice di buone pratiche sulla disinformazione del 2022 pubblicato dalla Commissione europea rappresenta un importante sviluppo del dibattito mondiale sul tema e su quali misure, preventive e non, siano necessarie. Firmato anche da grandi piattaforme e imprese tra cui Meta, Google, TikTok, il codice definisce buone pratiche contro i rischi legati alla disinformazione, agendo su pubblicità, demonetizzazione e fact-checking. Al centro l’alfabetizzazione mediatica, la responsabilizzazione delle piattaforme e la trasparenza verso gli utenti. Sulla stessa linea il Digital Services Act, legge europea sui servizi digitali che introduce obblighi per le piattaforme e tutele contro contenuti illegali e disinformazione, e stabilendo anche sanzioni per l’inosservanza degli obblighi stabiliti. Spostando l’attenzione sul piano della libertà dei media, è da considerare l’impatto dell’European Media Freedom Act, del 2024, nella tutela della libertà e pluralità dell’informazione, nella protezione del lavoro dei giornalisti e contro possibili rimozioni e limitazioni ingiuste da parte delle piattaforme online.

Non solo, a livello di cultura del digitale e più precisamente di alfabetizzazione mediatica e digitale interviene la Direttiva UE sui Servizi di Media Audiovisivi del 2018, recepita in Italia nel 2021, attribuendone la responsabilità e il monitoraggio alle istituzioni italiane. In seguito la legge di bilancio del 2023 ha istituito un fondo per sostenere  i progetti di alfabetizzazione mediatica e digitale assieme a progetti educativi a tutela dei minori. Per concludere, grandi passi in avanti sono stati fatti nella responsabilizzazione delle istituzioni congiuntamente alle piattaforme, ma ciò non basta. Si rivela necessario per l’individuo mettere al centro la ricerca di verità ed imparare ad abitare questi spazi nuovi e mutevoli per i quali non esiste ancora sufficiente educazione. Magari Hazbin Hotel riuscirà ad operare su un primo piano di consapevolezza, in particolare sulle giovani generazioni che seguono la serie con grande entusiasmo, grazie al linguaggio universale del mondo cinematografico.