NOS INTERVISTA: Hirondelle


Il teatro è il luogo in cui le storie prendono corpo, dove le idee si incontrano e il presente viene
messo in scena. Per NOS Podcast, dialogheremo con una giovane compagnia teatrale napoletana
che ha scelto un nome poetico e leggero: Hirondelle. Con loro parleremo delle origini del loro
percorso, delle fonti di ispirazione e del lavoro dietro il loro prossimo spettacolo.


Adele Russo: Siamo qui con Maria Porzio drammaturga, regista e sceneggiatrice. Partirei dal
nome: Hirondelle. Cosa ha ispirato questa scelta?


Maria Porzio: Hirondelle è nato dal nostro primo spettacolo. Il progetto d’esordio della compagnia
è stato un adattamento di Madame Bovary, e la carrozza che Emma Bovary usava per andare a
vedere i suoi amanti e vivere la sua poetica si chiamava Hirondelle. Il nostro obiettivo era quello di
essere anche noi un tramite di poesia e arte.


Adele: Adesso parliamo delle esperienze teatrali passate. Ogni incontro nasconde una storia. La
vostra compagnia nasce da incontri, ma cresce soprattutto attraverso le esperienze che segnano il
percorso artistico. Proprio da qui vorrei partire: durante il vostro percorso c’è stata un’esperienza in
particolare, un momento decisivo, che ha influenzato la vostra ricerca scenica e che vi ha spinto a
continuare questo viaggio nel teatro?


Maria: Il nostro inizio è stato segnato da un importante incontro, con un attore di nome Salvatore
Balzano. Lui, seppur più grande e con più esperienza di noi, ha dato subito fiducia al nostro
progetto, nonostante nascesse con basi instabili e molti dubbi. Abbiamo avuto l’occasione di averlo
con noi soltanto per il primo spettacolo, perché poi ci ha lasciato. Noi abbiamo deciso di continuare
e di credere in Hirondelle anche per tenere fede a questo ricordo. Onorare il suo amore per il teatro.


Adele: E arriviamo al presente e al vostro prossimo appuntamento con il pubblico. Il nuovo
spettacolo andrà in scena sabato 18 aprile alle ore 20.45 al Teatro CAT di Castellammare e si
intitola Paradisi Artificiali. Un titolo evocativo, che sembra già dialogare con la nostra
contemporaneità. Attraverso questo spettacolo – che attraversa epoche e immaginari a partire dagli
anni Trenta – quale riflessione desiderate proporre agli spettatori?


Maria: Innanzitutto questo spettacolo non nasce solo dalla mia penna, ma porterà in scena anche
testi di due stimati colleghi: Luca Perrone, regista, drammaturgo e compositore musicale, e Lorenzo
Salone, promettente sceneggiatore esordiente. Insieme abbiamo portato avanti questo progetto con
l’intento di raccontare il presente partendo dagli anni ’30. Attraverso differenti monologhi calati in
un’epoca fatta di sfarzo, musica, innovazioni e nuove trasgressioni, noi raccontiamo quello che c’è
d’umano oltre la storia. I monologhi racconteranno storie di musicisti, donne ribelli, uomini
d’affari, donne di strada, uomini di fede e molto altro.


Adele: Dunque l’idea è quella di far dialogare passato e presente per proiettarli nel futuro.


Maria: Sì, in questo spettacolo vogliamo raccontare l’oggi a partire dal passato, dalle radici;
riflettere insieme su cosa significa essere umani.


Adele: Il teatro è anche uno sguardo rivolto in avanti, per questo vorrei chiedervi qualcosa sui
vostri prossimi orizzonti: quali sono i vostri progetti per il futuro? Quali direzioni artistiche
desiderate intraprendere?


Maria: Sicuramente vorremmo riportare in scena uno spettacolo che si intitola Le Clementi, che
abbiamo messo in scena l’anno scorso in diversi teatri tra Roma e Napoli. Lo spettacolo si
concentra sul rapporto tra le donne e le Sacre Scritture, quindi su come la donna è stata raccontata e percepita anche da un punto di vista religioso. Poi, ci sono nuove drammaturgie che sto scrivendo,
tra cui una nuova che solcherà presto le tavole del palcoscenico.


Adele: Possiamo parlare soprattutto di un teatro engagé, impegnato?


Maria: Sì, ma negli ultimi tempi stiamo affrontando anche molto l’idea di teatro immersivo.
Crediamo che il pubblico non debba restare in platea a osservare passivamente: il pubblico deve
essere parte attiva e partecipare allo spettacolo. Infatti, Paradisi Artificiali sarà uno spettacolo che
vedrà il pubblico partecipare attivamente: gli ospiti entreranno nel Teatro CAT di Castellammare e
potranno scegliere loro a quale monologo assistere, costruendo la propria esperienza personale di
spettacolo.


Adele: Prima di salutarci, una piccola curiosità: se dovessi consigliarmi un’opera teatrale, quale
sarebbe e perché?


Maria: Lo spettacolo che mi è rimasto nel cuore è Macbettu, diretto da Alessandro Serra e prodotto
da Teatro Persona. È una rivisitazione del Macbeth ma in sardo. Per me è stato bellissimo assistere a
uno spettacolo che capivo poco a livello linguistico, ma che è stato comunque in grado di
emozionarmi. Ed è proprio questo l’effetto che ricerchiamo: raccontare l’umano al di là delle
vicende e della trama. Lo spettacolo incarna il tipo di teatro a cui miriamo: un teatro viscerale, che
parla al cuore, allo stomaco, agli angoli più reconditi di noi. Anche senza parole, anche in una
lingua sconosciuta.


Adele: Alla fine è proprio questo ciò che rende un’opera d’arte: comunicare senza fare rumore.
NOS vi ringrazia per aver condiviso con noi il vostro percorso, fatto di passione, emozione e spirito
di gruppo. Vi ricordiamo l’appuntamento del 18 aprile al Teatro CAT di Castellammare con lo
spettacolo Paradisi Artificiali.

Io sono Adele Russo,
e questo è NOS Podcast.